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Leggenda del quadro della Madonna

Nel racconto che fa lo storico cavese Agnello Polverino si legge:  “In una oscura notte, mentre alcuni pastori del casale di Mitigliano ed altri di S. Adiutore custodivano in campagna il loro gregge, videro da ambedue quelli eminenti luoghi nella bassa valle un insolito splendore come di molte luminose facelle. A quella vista sorpresi e meravigliati, non sapevano a che attribuire ciò che osservavano; e nel giorno seguente, comunicatasi la goduta visione, stimarono giudizio di ognuno essere quel fenomeno cosa miracolosa ed attesero impazienti la futura notte per osservarlo di nuovo, come esattamente avvenne per quella e per molte altre volte nel modo stesso. Stimarono intanto di tutto l’accaduto fare esatta e minuta relazione al Reverendissimo Abate del Venerabile Monastero della SS. Trinità. L’Abate Pietro incaricò varie persone onde colla guida di pastori fossero testimoni di quanto quelli asserivano. Si accinsero all’opera, ed ecco agli occhi di costoro anche apparire all’ora solita quei lumi stessi che solevano vedersi dai pastori. Ritornati al santo Abate, confermarono l’accaduto e questi risolvette di recarsi a scoprire il tutto con solennità. Infatti, giunto il tempo della sospirata comparsa, si condusse personalmente con tutti i suoi esemplari religiosi in solenne processione nel mentovato luogo; nel quale, restando permanente la luce e non più fuggitiva, videro la Santa Immagine di Maria nel mezzo dei rami di un olmo circondata d’ogni intorno di lucentissime facelle.

È questa miracolosa immagine, di colore bruno, di volto grave, con un neo sul viso, nella parte destra e propriamente sotto la gola, col manto azzurro, con una stella dorata a man destra, coi suoi finimenti anche dorati, col suo Bambino Gesù in atto di stringerselo al seno unita guancia a guancia. Tutti genuflessi venerarono in quella nuova figura la gran Signora del Paradiso col cuor divoto ed animo riconoscente”. A quella vista sorpresi e meravigliati, non sapevano a che attribuire ciò che osservavano; e nel giorno seguente, comunicatasi la goduta visione, stimarono giudizio di ognuno essere quel fenomeno cosa miracolosa ed attesero impazienti la futura notte per osservarlo di nuovo, come esattamente avvenne per quella e per molte altre volte nel modo stesso.

Stimarono intanto di tutto l’accaduto fare esatta e minuta relazione al Reverendissimo Abate del Venerabile Monastero della SS. Trinità. L’Abate Pietro incaricò varie persone onde colla guida di pastori fossero testimoni di quanto quelli asserivano. Si accinsero all’opera, ed ecco agli occhi di costoro anche apparire all’ora solita quei lumi stessi che solevano vedersi dai pastori. Ritornati al santo

Abate, confermarono l’accaduto e questi risolvette di recarsi a scoprire il tutto con solennità. Infatti, giunto il tempo della sospirata comparsa, si condusse personalmente con tutti i suoi esemplari religiosi in solenne processione nel mentovato luogo; nel quale, restando permanente la luce e non più fuggitiva, videro la Santa Immagine di Maria nel mezzo dei rami di un olmo circondata d’ogni intorno di lucentissime facelle.

È questa miracolosa immagine, di colore bruno, di volto grave, con un neo sul viso, nella parte destra e propriamente sotto la gola, col manto azzurro, con una stella dorata a man destra, coi suoi finimenti anche dorati, col suo Bambino Gesù in atto di stringerselo al seno unita guancia a guancia. Tutti genuflessi venerarono in quella nuova figura la gran Signora del Paradiso col cuor divoto ed animo riconoscente”.

L'immagine mariana è caratteristica: un mezzo busto della Vergine, di color bruno, di volto grave, con un neo sul volto dalla parte destra, col manto azzurro sul quale spicca una stella all'altezza dell'omero destro, e col Bambino Gesù in atto a stringerlo al seno, unito guancia a guancia. La figura è incastonata nel fronzuto intreccio dei rami di un olmo, che deve aver dato origine alla leggenda che troviamo agli albori della sua storia.

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