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Associazione Pippo Buono

Spesso, a noi persone più "mature", piace volgerci indietro per provare a rivedere quanto di più bello abbiamo vissuto nella nostra gioventù.  
 
Si ritorno con la mente ai fantastici anni che, a partire dalla mia adolescenza, mi hanno visto assiduo frequentatore dell'Associazione "Pippo Buono", nei locali della Basilica della Madonna dell'Olmo. 
 
Erano anni difficili ma belli, quelli che vanno dagli inizi '60 fino alla metà degli anni '70. Noi ragazzi possedevamo ben poco (non cellulari, non tablet, non videogiochi, poca televisione), ma ci bastava una sede dove incontrarci, un biliardino rotto, un tavolo da ping-pong usurato, un pallone (spesso anche bucato) da prendere a calci per lunghe ore nella loggia che all'epoca sovrastava il chiostro, ma ,soprattutto, la compagnia di altri ragazzi che, come me, sentivano il bisogno di stare insieme. 
 
Quelli furono anni d'oro per la " Pippo Buono" in tutti i campi: sportivi, sociali e religiosi; anni, che furono propedeutici per la nostra preparazione cristiana, sportiva e sociale.
 
Ogni traguardo si raggiunse con passione, dedizione, impegno, e massimo amore e rispetto nei confronti del "prossimo", possibilmente con divertimento, così come predicato da San Filippo Neri, appunto ....Pippo Buono! 
 
Ricordo le innumerevoli e continue sfide con le altre associazioni cattoliche sui campi di calcio per vincere l'annuale torneo CSI ( indimenticabili le sfide contro i coetanei della Gi.Fra. Antoniana), le varie corse campestri vinte, come i tornei di tennis-tavolo.
 
Il fiore all'occhiello furono: le fortissime squadre juniores e seniores di pallavolo che sbaragliavano sempre il campo in sede locale e, il più delle volte, anche in quello provinciale. 
 
E come dimenticare le iniziative "sociali" che ci videro protagonisti in quegli anni, volte a portare un po' di sollievo, nella nostra comunità parrocchiale ma anche cittadina, verso i nostri fratelli più bisognosi? 
 
Avevamo da poco fatto confluire le due categorie associative (maschile e femminile) in un unico gruppo misto (cosa di non poco conto per quei periodi), che incominciarono a fioccare idee e progetti da portare avanti. 
 
E così, con l'aiuto di Don Benito Virtuoso e del Maestro Primavera, nacquero il gruppo musicale (sull'onda del "Gen Rosso") e quello canoro che, oltre a movimentare le varie funzioni in chiesa, allietavano all'esterno molte serate; le proiezioni domenicali di numerosi film sui problemi più attuali e "scottanti" del periodo, che permettevano di avere molte e proficue discussioni finali.
 
I corsi estivi, per la preparazione delle materie in cui si era stati "rimandati a settembre", tenuti gratuitamente da noi per chi non poteva permettersi di pagare corsi di ripetizione privata; le varie serate settimanali trascorse a portare un sorriso e po' di conforto agli ospiti anziani di "Villa Rende" o ai degenti di "Villa Alba". 
 
 
Parroco dell'epoca era Padre Lorenzo d'Onghia, un sorriso sempre per tutti, instancabile nelle sue molteplici attività; oltre quelle religiose, provvedeva anche al funzionamento dell' "Opera Ragazzi di San Filippo", che vedeva molti giovani impegnati nei laboratori di tipografia, falegnameria e ceramica. 
 
Nostro Padre spirituale era Don Arturo Jacovino, uomo dedito allo studio ed alla lettura, dai tratti severi e spesso burberi, ma che, al momento giusto, sapeva sciogliersi con tutti noi. 
 
Quante serate trascorse con i miei amici a ripassare i compiti che ci venivano assegnati, nell'attesa di essere da lui interrogati nelle adunanze del martedì o del giovedì, la partecipazione ai campi-scuola estivi, o addirittura con viaggi premio (memorabili per me i due effettuati a Roma). 
 
Altra figura fondamentale, ma emblematica, era quella di Don Gaetano Sessa, uomo di profonda cultura ma con cui noi giovani avevamo poca familiarità e di cui ricordiamo principalmente la sua intransigenza sui fatti di fede.
 
 
 
E veniamo ai presenti, anzi, all'unico presente attualmente ed a quei tempi: Padre Raffaele Spiezie. Già allora uomo decisionista, a volte si lasciava andare con noi alle sue "proverbiali" sfuriate, ma sempre pronto allo scherzo durante le varie cene (memorabili quelle a casa di Gaetano e Tetta Cavaliere). 
 
Dulcis in fundo, erano anche gli anni in cui, prima come novizio e poi come sacerdote, si aggirava in quei corridoi una figura giovane e sempre disponibile al dialogo, che avrebbe successivamente avuto un ruolo molto importante nella nostra vita parrocchiale: Padre Silvio Albano, con la sua immancabile sigaretta accesa. 
 
Questi sono i miei ricordi dell'epoca, ricordi forse edulcorati dalla nostalgia per quei tempi della mia gioventù, ricordi di una persona ormai "matura" ma ancora capace di desiderare qualcosa di simile per i giovani d'oggi, a cui auguro di avere le mie stesse esperienze.
 

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